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Il Sogno di Natale – terza parte

In questa terza puntata Roxy ci guiderà alla scoperta dello Spirito del Natale Questa volta ci siamo spinte al di là della cucina creativa e siamo arrivate fino al Circolo Polare Artico, là dove Babbo Natale in persona, insieme ai suoi operosi aiutanti Elfi, lavora a tutto spiano per accontentare tutti i bambini del mondo. Buona lettura...

Se ti sei perso le prime due parti del racconto le trovi qui:

Il Sogno di Natale – prima parte

Il sogno di Natale – seconda parte

Il Sogno di Natale – terza parte

Il vento sollevava mulinelli di neve e la costringeva a camminare curva, con il cappuccio ben calato a lasciare libera solo una fessura per gli occhi.

Man mano che avanzava in cerca di un aiuto, la bufera di neve si faceva via via più intensa e in un baleno Lucia aveva perso l’orientamento!

A fatica, con l’angoscia nel petto, la ragazzina arrancava verso la cima di una collina, dove aveva intravisto una grande casa presso la quale intendeva chiedere rifugio.

Avvicinandosi sentiva provenire da dentro la casa un gran trambusto e voci concitate.

Si accostò a una finestra, con una mano levò un po’ di neve dai vetri e sbirciò dentro, strabuzzando gli occhi per quello che le si presentava davanti: chi erano quelle strane e indaffarate persone?

 

C’era uno buffo personaggio, con una casacca nera e una cartellina, che impartiva ordini e spuntava un lungo elenco. Sulla giacca c’era un nome: Elfo. Elfo?

Era un nome o una sigla? Lucia si fece più attenta.

Erano mesi ormai che Elfo, braccio destro di Babbo Natale, istruiva la sua squadra per poter gestire al meglio la Fabbrica dei Regali durante le festività natalizie.

Era consapevole di avere grandi responsabilità sulle spalle, ma soprattutto del fatto che Babbo Natale si fidava di lui, del suo spirito di leader e delle competenze del suo Team.

Elfo, infatti da buon XMas Manager, aveva suddiviso i suoi Elfi in gruppi per svolgere il lavoro in modo organizzato.

Il suo obiettivo era far arrivare in tempo i regali a tutti i bambini del mondo.

C’era il Social XMas Team, con il compito di ricevere tutte le letterine di Natale, provenienti con le richieste di ogni bambino da ogni angolo del pianeta.

Lo Storage XMas Team invece, smistava i regali nei diversi reparti della fabbrica in base alla tipologia: libri, giocattoli, elettronica, abbigliamento e creatività.

Vi era anche il Sourcing XMas Team, il cui arduo compito era quello di reclutare le Renne più veloci e scattanti dell’intero Circolo Polare Artico, per consentire a Babbo Natale di consegnare i regali in una sola notte.

Ma il reparto più affascinante era sicuramente quello dell’Handcraft XMas Team: Elfo era un eccellente leader ed era riuscito a creare un’ottima squadra.

Incuranti della fatica, delle responsabilità, gli Junior Elfi erano un polmone di energia e intraprendenza.

Il clima natalizio, infatti, invadeva la Fabbrica dei Regali tutto l’anno: spirito di collaborazione, condivisione amicizia, gioia e voglia di fare.

Dalla mente creativa e dalle sapienti mani di questi vivaci Elfi uscivano strane attrezzature e macchinari: laggiù si vedevano gli sbuffi di uno scuro calderone di vernice, di là c’era una specie di fornace e qui il nastro trasportatore emetteva un fastidioso cigolio: sì, andava decisamente oliato.

Chissà a cosa servivano?

Lucia fremeva dalla voglia di raccontare a tutti ciò che aveva appena visto, ma sapeva benissimo che nessuno avrebbe creduto alla sua storia, pertanto, tirò fuori il cellulare e iniziò a fotografare.

Non ci credete nemmeno voi? Noi abbiamo le prove, guadate queste foto!

Cosa stavano creando? Lo scopriremo nella prossima puntata. Roxy

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Piacere di conoscerti, siamo SilviaTiziana e Sara e formiamo il Team di CucinaWOW.

Abbiamo origini e DNA diversi, ma amiamo con la stessa intensità le cose bellebuone ed etiche… nella vita, sul lavoro ed anche a tavola!

Vogliamo comunicare un nuovo approccio al cibo, una filosofia di pensiero in ambito culinario che coniuga passione per la cucina e creatività capace di guardare al di là della forma, sostenibilità che non tollera gli sprechi e rispetto infinito per il valore del cibo stesso che, prima di tutto, è vita.

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