Una delle leggende narra che l’albero Theobroma cacao sia nato dal sangue versato dalla sposa di Quetzalcoatl, dio della fertilità, morta per difendere il tesoro dai nemici.
I semi erano amari come la sofferenza, rossi come il sangue, eccitanti e forti come la virtù.
Nelle culture precolombiane era considerato “cibo degli dei” e usato a scopi rituali.
Nella nostra cultura il cioccolato è da sempre associato al piacere, forse perché stimola la produzione di serotonina ed endorfine, diminuisce la fatica e innalza il tono dell’umore. È insomma una sostanza eccitante.
Ma la nostra cultura associa l’eccitazione e il piacere ai riti pagani, etichettandoli come dimensioni tentatrici, che possono far deviare dai doveri e corrompere gli animi, portandoci sulla cattiva strada.
Che cos’è il piacere?

Il piacere è l’-essere pienamente vivi-, totalmente coinvolti in ciò che si sta facendo, come lo sono i bambini, completamente dentro la propria esperienza corporea.
Il piacere ha una prerogativa di spontaneità che lo rende non controllabile e recuperabile attraverso la volontà, questa infatti si dissolve nel piacere, che è legato alla capacità di lasciarsi andare, lasciando -che il corpo reagisca liberamente-. (1970, Lowen)
È una prerogativa dei bambini, che sono un tutt’uno con il proprio corpo.
I bambini non rimangono ancorati a lungo agli stati sgradevoli, perché colgono il minimo stimolo piacevole per cavalcarlo e tornare a sentirsi bene.
Potremmo dire che sono molto resilienti e capaci di adattarsi, usano bene la ricerca del piacere, come antidoto alla depressione e alla paura!
Come allenarsi ai piaceri?

A questo proposito, vista la situazione di terremoto che stiamo attraversando, l’invito che vi porgo è provare ad allenare proprio quella capacità che, essendo stati bambini, abbiamo tutti avuto.
Provando a rievocare i piccoli piaceri che possono aiutarci a risollevarci.
Questa è già di per sé un opera di radicamento nella realtà del nostro corpo e delle sue risorse, che può aiutarci a ritornare lucidi e a calmare paure e stati depressivi.
Piaceri grandi o piccoli?

Vi faccio un esempio personale: una delle cose che amo di più è camminare in un bosco, attraversare le alte montagne immersa nel silenzio e nella profondità della presenza di grandi, maestosi giganti verdi.
Ma questo ora non lo posso fare… è vietato e anche se non lo fosse, in questo momento dell’anno, non avrei la possibilità di andare in montagna!
Una cara amica, che condivide con me l’amore per le camminate nei boschi, mi ha detto: “andare nel bosco non è possibile, ma un cioccolatino è sempre disponibile… te lo puoi portare dietro dovunque!”
È una verità tanto banale, quando grande e potente.
Non è il piacere in realtà connesso a piccoli momenti?
Non compare improvvisamente e poi scompare altrettanto velocemente… come il cioccolato che si scioglie col calore della nostra lingua, fino a lasciarci la sensazione del gusto anche quando è scomparso?
E quanto può caricarci quella sensazione del gusto che ci ha attraversato?
È così per tutti i piccoli piaceri che amiamo: che siano un abbraccio, un rapporto sessuale o il ballare o cantare, che sia l’assaporare un cibo o l’ immergersi in un dipinto, un paesaggio naturale o un libro… come comincia finisce sempre presto.
Il PIACERE non esiste in sé,
ma è un insieme di piccole,
infinitesimali esperienze quotidiane!
Il punto è che spesso non diamo peso a queste esperienze, le diamo per scontate. Recuperando il contatto con esse anche le situazioni più drammatiche possono stemperarsi molto.
Nello scrivere queste ultime righe mi veniva in mente la leggerezza con cui Roberto Benigni ha raccontato la tragedia degli ebrei nel film La vita è bella… ha messo l’accento sul gioco, sulla leggerezza e sull’assaporare le piccole cose.
È più facile, per chi è nella privazione sentire il piacere e dare valore al poco, perché la privazione si fa sentire prima di tutto nel corpo: se ho fame lo stomaco duole!
Per noi che veniamo dall’abbondanza e da un’apparente libertà è duro e difficile contattare i nostri corpi, dimenticati per anni.
Ma forse con un po’ di allenamento, a cominciare dalle uova pasquali….
Chiara Giudici
Foto Pixabay
Mi chiamo Chiara Giudici, sono una psicologa-psicoterapeuta ad orientamento corporeo.
Ho accolto con piacere la proposta di collaborazione con CucinaWOW, che svolge un lavoro di cura nel coltivare il luogo in cui viviamo per renderlo più confortevole a tutti.
Trovo che il lavoro di queste tre donne non sia una mera creazione di bei piatti, ma un lavoro di educazione alla bellezza e alla convivenza civile, che vengono insegnate attraverso il gioco e il divertimento.
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