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Il cioccolato: tra storia e leggenda

La storia del cioccolato ha origini antichissime e, come spesso accade, storia e leggenda si intrecciano e si perdono in terre lontane... Due sono le leggende più famose legate a questo prelibato cibo.

Dato che l’argomento mi ha entusiasmato e mi sono fatta prendere la mano  questo post è diventato parecchio lungo. Al fine di rendere più scorrevole la lettura e per trovare subito ciò che stai cercando abbiamo inserito un indice dei contenuti. Buona Lettura!

 

LE ORIGINI DEL CIOCCOLATO TRA MITI E LEGGENDE

  • Il sangue della bella principessa
  • Il Dio serpente piumato Quetzalcóatl

LA DIFFUSIONE DEL CIOCCOLATO NEL MONDO

  • Spagna
  • Italia
  • Il mitico gianduia

IL CIOCCOLATO OGGI: SAPORE E ARTE

STORIE CURIOSE SUL CIOCCOLATO

  • L’anello nell’uovo
  • Le M&M’s verdi
  • La signora che chiese la ricetta della Red Velvet
  • I premi nobel

 

LE ORIGINI DEL CIOCCOLATO TRA MITI E LEGGENDE

 

Il sangue della bella principessa

Si narra che, in un tempo ormai lontano, viveva una bellissima principessa che fu messa a guardia di un antico e vasto tesoro dallo sposo, partito per una guerra in un paese lontano. Assediata e in seguito catturata da popolazioni nemiche, impazienti di strapparle il tesoro che ella custodiva con tanto amore, fu uccisa quando rifiutò di rivelarne il luogo del nascondiglio. Si racconta che è dal suo sangue che nasce la pianta del cacao, con semi amari come la sofferenza, rossi come il sangue ma eccitanti e forti come la virtù.

 

Il Dio serpente piumato Quetzalcóatl

La seconda leggenda, forse la più conosciuta, spiega come il cacao è giunto in Europa da quelle lontane Terre.
Pare che il Dio azteco Quetzalcóatl (il Serpente Piumato) possedesse un immenso tesoro composto da tutte le ricchezze del mondo, oro e argento, pietre verdi chiamate chalchiuitl ed altri oggetti preziosi, come una grande abbondanza di alberi di cacao di diversi colori. Egli era giunto sulla Terra con un dono per gli uomini, che aveva rubato agli altri dei: una pianta di cacao. Quetzalcóatl insegnò agli uomini a coltivare questa preziosa pianta, a raccoglierne i frutti, e a macinarne i semi per creare una profumata bevanda, da insaporire con erbe e spezie. Tuttavia, gli altri dei si adirarono a vedere che la prelibata bevanda ormai non era più solo un loro privilegio, quindi inviarono un dio che diede a Quetzalcóatl una pozione che lo fece ubriacare. Gli uomini, durante il suo lungo sonno, fecero seccare le piante di cacao, quindi li abbandonò fuggendo verso il mare dove, su una zattera di serpenti intrecciati e si allontanò scomparendo nel mistero. Tuttavia, alcuni semi di cacao caddero per sbaglio dalla sua tasca e, atterrando sulla fertile terra del Messico, diedero vita a nuovi alberi di cacao. Prima di partire, Quetzalcóatl promise che sarebbe ritornato nell’anno del “Ce-acatl” per riprendersi il suo ricco regno.
Secoli più tardi, nel 1519, anno sotto il segno del “Ce-acatl”, una grande nave carica di uomini con scintillanti armature come scaglie di serpente ed elmetti piumati, fece la sua comparsa vicino alla costa orientale del regno azteco. Immediatamente l’imperatore Montezuma, ricordandosi della profezia, accolse pacificamente quella nave pronto a restituire il regno al Dio Quetzalcóatl. Sul battello però non vi era il Dio azteco, ma un conquistatore spagnolo: Hernàn Cortès. Gli vennero offerti molti doni quali oro, argento, pietre preziose, schiave e… cesti pieni di semi di cacao, che finalmente giunse nel Vecchio Continente.

 

LA DIFFUSIONE DEL CIOCCOLATO NEL MONDO

Spagna

Gli spagnoli lanciarono la moda di sorseggiare una gustosa tazza di cioccolata calda mentre, mollemente accoccolati sul divano, osservavano spettacoli con musici e danzatori. Quando la Principessa di Spagna, Anna d’Austria, sposò Luigi XIII la cioccolata irruppe alla corte francese insieme a tutta l’attrezzatura per la sua preparazione, che doveva essere solo ed esclusivamente a cura della damigella di corte della principessa. Maria Teresa di Spagna, moglie di Luigi IV, usava berne una tazza ogni mattina a colazione e durante le udienze e questo diede enorme popolarità alla scura bevanda. Pensate che già alla fine del 1500 esistevano più di 20 ricette di cioccolata in tazza.

Italia

In Italia e soprattutto in Toscana è merito del Fiorentino Francesco D’Antonio Carletti (1573-1636) Anche Firenze venne, così, contagiata dall’amore per la cioccolata: i Medici ne erano golosissimi, da Cosimo I in poi e pare che Cosimo III De’ Medici amasse aromatizzarla con scorza di limone e muschio mentre il famoso medico Francesco Redi portò con sé nella tomba la famosa ricetta della cioccolata al gelsomino.

Quando il cioccolato arrivò in Vaticano, Papa Pio V lo trovò disgustoso, ma per fortuna il cardinal Brancaccio amava la bevanda e concesse di poterne bere una tazza dopo la S. Messa, perché “Liquidum non frangit jejunum” (“Il liquido non spezza il digiuno”).

Intanto Firenze e Venezia continuarono a raffinare la tecnica di preparazione del cioccolato, tanto è vero che Goldoni nelle sue commedie testimonia la delizia del prodotto e contribuisce alla sua diffusione. A Venezia il mitico Casanova ne esaltava le sue proprietà afrodisiache, facendone largo uso: pare funzionasse, con gran soddisfazione di tante fanciulle. Del resto, il legame tra cioccolato ed erotismo è antico. Anche secondo gli Aztechi, infatti, aveva proprietà afrodisiache: Montezuma beveva 50 tazze di cioccolata condita con peperoncino prima di accoppiarsi con una delle sue molte donne. Anche la scienza ha dato il suo contributo al mito, perché il cioccolato è ricco di feniletilammina, chiamato anche “ormone della gioia”, che viene rilasciato nelle situazioni di euforia emotiva, generando trepidazione ed eccitazione, come avviene durante le fasi dell’innamoramento. Inoltre, il cioccolato contiene la teobromina, che innesca il percorso della serotonina, l’ormone della felicità, e quindi del desiderio. Se vuoi conoscere le altre proprietà nutrizionali del cioccolato leggi qui l’articolo dedicato

 

Il mitico gianduia

Alla fine del XVII secolo il cacao giunse a Torino per merito di Emanuele Filiberto di Savoia e nel 1678 il maestro cioccolatiere Giò Antonio Ari ricevette dalla Casa Reale Sabauda l’autorizzazione “a vendere pubblicamente la cioccolata in bevanda”. Più tardi, Napoleone III contribuì, seppur involontariamente, alla creazione del più famoso cioccolatino piemontese, il gianduiotto. Egli infatti, con l’intento di boicottare gli inglesi, proibì e bloccò l’importazione di materie prime dal nuovo mondo, tra cui il cacao, mettendo in difficoltà i cioccolatieri sabaudi. Il cioccolatiere Michele Prochet, socio di Ernesto Alberto Caffarel, per contrastare questa penuria, mescolò alla polvere di cacao una farina ottenuta dalla macinazione delle nocciole tostate! Nacque così, nel 1865, quello che rimane un simbolo torinese riconosciuto in tutto il mondo, ispirato alla maschera della città: Giovanni della Duja (il mitico Gianduja).

Fu proprio il 1800 il secolo della svolta: il genovese Bozelli studiò una macchina idraulica per raffinare la pasta di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia. Nel 1828 l‘olandese van Houten mise a punto un torchio speciale per spremere i grani macinati e separare il burro dalla polvere di cacao. Nel XIX secolo vedono la luce le prime fabbriche di cioccolato: in Italia, Caffarel, Majani, Pernigotti, Venchi, Talmone; in Svizzera, Cailler, Suchard, Lindt, Tobler.
L’ingegno dei maestri cioccolatieri continua a formulare nuove creazioni: nel 1923 Frank Mars, un artigiano di Chicago, inventò e lanciò la barretta al cioccolato, anche se questa paternità è contesa dall’inglese Joseph Fry. Infatti, pare che l’industria Fry di Bristol nel 1847 fu la prima ad adottare la tecnica dello stampo per produrre delle comode tavolette di cioccolato, da gustare in ogni occasione.

In Italia fecero la comparsa nuovi produttori: Perugina, Novi, Peyrano, Streglio e altri si affacciarono sul mercato dopo la Grande Guerra, prima fra tutte la Ferrero. A quei tempi il cioccolato è ancora considerato un prodotto di élite, con un mercato ristretto, un piacere per pochi. L’elevato costo delle materie prime e l’alta imposizione fiscale non consentirono, infatti, ai produttori di abbassare i prezzi di vendita. Perché il cioccolato diventi in Italia un bene di largo consumo, occorre aspettare gli anni Sessanta, gli anni del boom economico.

 

IL CIOCCOLATO OGGI: SAPORE E ARTE

 

Oggi la cioccolata è diventata espressione di sapore e arte: dal cioccolato in tazza si passa a nuove sperimentazioni aromatiche con diverse spezie come peperoncino, zenzero, cannella ecc. Il cioccolato è sempre protagonista non solo con gusto ma anche sotto fantasiose sagome: c’è chi investe sulla forma e chi punta sul sapore! La moda e il design lo celebrano: gli stilisti portando la loro griffe anche nello stile del packaging, le modelle e le attrici lo mangiano, ma a patto che sia rigorosamente low fat e low cal. Anche nel mondo della cosmesi, il cibo degli dei ha un effetto tonificante e liftante con lucidalabbra, bagnoschiuma e creme idratanti per viso, corpo e capelli, profumati al cacao. Le nostre Food Artist stanno preparando un articolo che uscirà nei prossimi giorni qui sul Blog dedicato proprio agli usi creativi del cioccolato in cucina. 

 

STORIE CURIOSE SUL CIOCCOLATO

Intorno al cioccolato sono nate tante leggende metropolitane che testimoniano quanto ormai sia entrato nella nostra vita. Ve ne racconto alcune:

 

L’anello nell’uovo

C’è quella strana storia successa a Perugia, dove un uomo aveva fatto nascondere un costoso anello di fidanzamento in un uovo di Pasqua. L’uovo però era di cioccolato fondente, e la ragazza se lo fece cambiare con uno di cioccolato al latte. Nonostante gli sforzi e gli appelli, l’anello non fu mai ritrovato. La coppia si separò perché lui, in un moto di rabbia, arrivò a dare uno schiaffo all’incolpevole ragazza.

 

Le M&M’s verdi

Poi c’è la famosa storia delle M&M’s verdi. Negli anni ’70, gli studenti americani cominciarono ad attribuire alle M&M’s verdi poteri afrodisiaci, e ne facevano scorta per poi offrirle al potenziale partner. Non sembra esistesse una ragione particolare: era così e basta. Forse nessuno ha mai creduto al potere afrodisiaco delle M&M’s verdi, ma in tanti sono stati piacevolmente al gioco.

 

I premi nobel

Nel 2012 uscì un articolo sul New England Journal of Medicine che riportava una correlazione tra il consumo di cioccolato a livello nazionale di un Paese e il numero di premi Nobel che ospitava. Più un Paese mangiava cioccolato e più premi Nobel poteva vantare. Ovviamente era un articolo ironico, non uno studio scientifico, tanto è vero che l’autore ammetteva un conflitto di interessi, essendone molto goloso. Il fatto curioso è che molti libri e siti, tra cui quello di Expo 2015, oggi lo citano come curiosità, ma senza dire chiaramente che non si tratta di uno studio scientifico e che quella correlazione, ammesso che esista, non ci può dire assolutamente nulla sugli effetti del cioccolato e le capacità intellettive.

 

La signora che chiese la ricetta della Red Velvet

Un’altra leggenda metropolitana parte in un hotel di Manhattan. Una signora, scesa nel famoso Waldorf Astoria che aveva in menù la Red Velvet, avrebbe assaggiato una fetta e, estasiata, aveva chiesto la ricetta. Le era stata concessa, ma al momento del conto scoprì che oltre alla torta doveva pagare anche la ricetta e a carissimo prezzo. La dolce vendetta della signora fu raccontare a tutti la storia e diffondere gratuitamente la ricetta. La leggenda diventò così nota da costringere l’hotel a prenderne le distanze, regalando copie della ricetta.
Storie simili, si raccontano a proposito dei biscotti con gocce di cioccolato della ditta produttrice Mrs Fields oppure quella di un ristorante dentro un negozio di lusso (Neiman Marcus), perché pare che pretesero 250 dollari per aver rivelato la ricetta del biscotto al cliente. Anche in questo caso gli interessati sono stati costretti a negare di aver rapinato i loro clienti.

Il cioccolato affonda le sue radici nella notte dei tempi e ancora oggi ne cogliamo frutti dalle immense proprietà che ispirano nuove creazioni in tutti i campi.

Quella che preferisco è la capacità di illuminare lo sguardo e il sorriso di chi riceve questo prezioso cibo, rubato agli dei Aztechi.

Foto di Pixabay

 

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